La circolare INPS 100/2026, datata 18/09/2026, chiarisce che cosa succede quando i permessi della legge 104 riconosciuti a più lavoratori per assistere la stessa persona con disabilità superano il limite di tre giorni al mese o vengono usati nella medesima giornata. In entrambi i casi l’Istituto parla di violazione di legge e prevede il recupero dell’indebito, con regole diverse su chi deve restituire le somme. Il testo, firmato dal direttore generale Valeria Vittimberga, è consultabile sul sito dell’INPS.
Cosa prevedono i permessi dell’articolo 33, comma 3
L’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 consente ai lavoratori dipendenti di fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito, coperto da contribuzione figurativa e frazionabile in ore, per assistere un familiare con disabilità non ricoverato a tempo pieno. Il decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105 ha eliminato il principio del referente unico dell’assistenza, e la circolare INPS n. 39 del 4 aprile 2023 ha spiegato che il diritto può essere riconosciuto, su richiesta, a più familiari. Per capire quando si parla di situazione di gravità puoi leggere la voce del glossario sull’handicap grave.
Resta però fermo il limite complessivo: tre giorni al mese in tutto per la stessa persona, anche se i permessi sono usati a ore, da fruire in modo alternato tra gli aventi diritto. La circolare ricorda che questo limite e l’alternanza sono richiamati nel provvedimento di autorizzazione dell’INPS e che richiedono una pianificazione congiunta tra i familiari autorizzati.
Chi può chiedere i permessi
Secondo la premessa della circolare, il beneficio spetta a:
- genitori, anche adottivi o affidatari;
- coniuge, parte dell’unione civile e convivente di fatto;
- in presenza di determinate condizioni, parenti o affini entro il terzo grado di una persona con disabilità in situazione di gravità.
Per ottenere i permessi serve la domanda amministrativa del lavoratore, che avvia il procedimento, come richiamato dalla sentenza della Cassazione, sezione lavoro, n. 30628 del 28 novembre 2024. Verificati i requisiti, l’INPS riconosce il diritto entro il limite massimo di tre giorni mensili fruibili alternativamente tra tutti gli aventi diritto, e il datore di lavoro compensa le somme anticipate con i contributi dovuti.
Oltre i tre giorni: chi restituisce le somme
Se il limite complessivo viene superato, l’INPS applica il principio della priorità temporale: quando un familiare ha usato i tre giorni, il diritto si esaurisce per tutti gli altri, anche se autorizzati. Chi fruisce di giorni o ore oltre quel limite lo fa indebitamente e l’Istituto deve recuperare le somme a carico del lavoratore che ha usato i permessi in eccesso dopo l’esaurimento da parte di un altro familiare.
L’esempio riportato nella circolare riguarda due lavoratori autorizzati per la stessa persona. Il lavoratore A usa un permesso il 5 e il 18 marzo 2026; il lavoratore B il 25 e il 30 marzo 2026. Il limite di tre giorni è raggiunto il 25 marzo, quindi la giornata del 30 marzo è indebita e il recupero ricade sul lavoratore B.
Stessa giornata o stesse ore: indebito diviso in parti uguali
Il secondo caso riguarda i permessi usati nello stesso giorno o nelle stesse ore da più aventi diritto per lo stesso familiare. Anche questa è una violazione di legge che obbliga l’INPS al recupero. Poiché in questa ipotesi non esiste una priorità temporale, l’indebito è attribuito in parti uguali a tutti i lavoratori che hanno usufruito del beneficio contemporaneamente.
Nell’esempio dell’INPS, il lavoratore A usa un permesso il 5 marzo 2026, entrambi i lavoratori lo usano il 18 marzo e il lavoratore B il 25 marzo. La giornata del 18 marzo risulta indebita al 50% per ciascuno e il recupero è pari al 50% rapportato all’orario di lavoro previsto per ogni lavoratore.
Come evitare i recuperi
La circolare non introduce nuovi permessi né nuovi importi: ribadisce regole già esistenti e ne chiarisce le conseguenze. Il punto che l’INPS sottolinea con più forza è la pianificazione congiunta: i familiari autorizzati devono concordare in anticipo chi usa i permessi e in quali giorni, in modo da garantire l’assistenza effettiva alla persona con disabilità e rispettare il tetto di tre giorni mensili. Un calendario condiviso e un confronto periodico tra chi ha ottenuto l’autorizzazione sono gli strumenti più semplici per non incorrere in sovrapposizioni.
Per chi cerca altre tutele collegate all’assistenza familiare, può essere utile la guida su congedo straordinario e legge 104, l’articolo sul riscatto del congedo per gravi patologie e la panoramica su diritti e tutele del caregiver familiare.
Cosa fare adesso
Se più familiari sono autorizzati ai permessi per la stessa persona, conviene verificare insieme il provvedimento INPS di autorizzazione, che richiama il limite di tre giorni e l’alternanza, e concordare un calendario condiviso. Per i casi dubbi, ad esempio quando i permessi sono stati già usati nello stesso mese, è opportuno rivolgersi a un patronato, a un CAF o direttamente all’INPS, perché la valutazione dipende dalle date e dagli orari effettivamente fruiti. Le altre novità sono raccolte nell’archivio delle notizie.
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Le informazioni hanno carattere divulgativo e sono aggiornate al 27/10/2026: per il proprio caso specifico rivolgersi a INPS, patronato o CAF.
Crediti immagini: “INPS Sede nazionale Roma.jpg” di Indeciso42 (Wikipedia in italiano) (CC BY 4.0), via Wikimedia Commons.
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