Le tecnologie assistive non sono accessibili allo stesso modo in tutta l’Unione Europea: lo sostiene il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) in un recente documento di posizione in lingua inglese, ripreso il 23/10/2026 dal sito Superando. Secondo l’EDF, la disomogeneità di leggi e sistemi di finanziamento continua a impedire a molte persone con disabilità di accedere ai dispositivi di cui hanno bisogno, e chi si trasferisce in un altro Paese dell’Unione può perdere l’accesso a ausili utilizzati per anni.
Gli ostacoli individuati dall’EDF
Il Forum ha analizzato i diversi approcci nazionali alla fornitura di tecnologie assistive e ausili, riconoscendo una serie di barriere che considera evitabili. Il documento originale dell’EDF è disponibile in inglese; le criticità principali, nella sintesi di Superando, sono quattro:
- elenchi di prodotti che non tengono conto dell’intera gamma di soluzioni presenti sul mercato europeo, con una scelta limitata per chi deve usarle;
- finanziamenti insufficienti, che impediscono ad alcune persone di permettersi le soluzioni necessarie;
- mancanza di informazioni e di consulenza specialistica, sia per le autorità sia per gli utenti;
- supporto inadeguato durante l’utilizzo delle tecnologie assistive.
C’è poi un effetto sul mercato: norme diverse, elenchi differenti dei prodotti approvati e livelli di finanziamento variabili scoraggiano spesso i fornitori dall’operare nei Paesi più piccoli, dove arrivano meno novità. Il risultato, osserva l’EDF, è che anche prodotti conformi a tutti i requisiti non vengono forniti per dubbi e incomprensioni da parte dei fornitori stessi.
Cosa chiede l’EDF
Il Forum non si limita a descrivere il problema e avanza una serie di richieste. L’obiettivo dichiarato è garantire che le persone ottengano le tecnologie assistive necessarie ovunque risiedano, mettendo a disposizione dei fornitori regole chiare e applicabili in tutta l’Unione. Sul piano pratico, l’EDF chiede di rendere più trasparenti e comprensibili gli approcci nazionali e di adattare le norme alle esigenze degli utenti, e non il contrario, con un accesso più semplice ai finanziamenti, al supporto e ai ricorsi contro le decisioni.
Tra le altre proposte figurano l’armonizzazione dei requisiti informativi sulle soluzioni assistive in tutti gli Stati membri e il riconoscimento reciproco quando esistono valutazioni equivalenti. L’EDF chiede inoltre sistemi di finanziamento che sostengano una più ampia varietà di tecnologie, anche le più specializzate, un maggior numero di professionisti qualificati e un migliore accesso transfrontaliero, per tutelare la libera circolazione delle persone con disabilità che usano questi dispositivi. Per il Forum, solo una cooperazione europea più forte può ridurre barriere e frammentazione, lasciando agli Stati la possibilità di mantenere o sviluppare sistemi di supporto più completi.
Come funziona l’assistenza protesica in Italia
Il documento dell’EDF è una presa di posizione e non un atto normativo: non cambia le regole oggi in vigore. In Italia, secondo la pagina del Ministero della Salute sull’assistenza protesica (aggiornata al 01/10/2026), il Servizio sanitario nazionale garantisce protesi, ortesi e ausili tecnologici alle categorie di persone individuate dall’articolo 18 del DPCM 12 gennaio 2017. Il Ministero precisa che il decreto è riportato come modificato dal DM 3 agosto 2026 e dal DPCM 7 agosto 2026.
Le prestazioni sono elencate nell’allegato 5 del DPCM, diviso in tre elenchi: l’elenco 1 comprende protesi e ortesi costruite o allestite su misura, l’elenco 2A gli ausili di serie che richiedono la messa in opera da parte di un tecnico abilitato, l’elenco 2B gli ausili di serie pronti all’uso. Per capire che cosa sia la fornitura di questi dispositivi puoi consultare la voce del glossario sulla fornitura protesica.
Come si ottiene un ausilio dal servizio sanitario
La persona che rientra nelle condizioni previste dall’articolo 18 deve rivolgersi alla ASL di residenza. La procedura descritta dal Ministero si articola in cinque fasi: piano riabilitativo assistenziale individuale, prescrizione, autorizzazione, erogazione e collaudo. Se il collaudo accerta che il dispositivo non corrisponde alla prescrizione, non funziona o non è idoneo, l’erogatore deve apportare le modifiche o le sostituzioni richieste dal medico prescrittore.
Riparazioni, manutenzione e sostituzione richiedono la prescrizione del medico specialista nell’ambito dei controlli previsti dal piano riabilitativo, mentre i tempi minimi di rinnovo di ciascun dispositivo sono fissati nell’allegato 5. Le Regioni e le Province autonome definiscono il tempo massimo per il collaudo e devono semplificare la procedura, evitando adempimenti non necessari a carico degli assistiti e dei familiari. Un esempio di tecnologia pensata per migliorare l’autonomia quotidiana è raccontato nell’articolo sull’ortesi passiva per ridurre il tremore, mentre le altre novità sono raccolte nell’archivio delle notizie.
Cosa fare adesso
Chi ha bisogno di un ausilio o di un ricambio non deve attendere eventuali interventi europei: il primo passo resta la richiesta al medico specialista e alla ASL di residenza, che avviano il percorso previsto dal piano riabilitativo. Per capire se si rientra tra gli aventi diritto, per i tempi di rinnovo e per la documentazione, è utile rivolgersi a un patronato, a un CAF o alla propria ASL, che conoscono le procedure della Regione di residenza. Seguiremo gli sviluppi della discussione europea e segnaleremo eventuali novità che riguardano gli ausili in Italia.
Hai bisogno di una mano con pratiche o domande? Puoi richiedere aiuto gratuitamente e farti contattare da un professionista della tua zona, oppure consultare l’elenco di CAF, patronati e consulenti presenti su InvaliditaWeb.
Le informazioni hanno carattere divulgativo e sono aggiornate al 27/10/2026: per il proprio caso specifico rivolgersi a INPS, patronato o CAF.
Crediti immagini: “Braigo – Braille Printer.JPG” di Nbanerjee (CC BY-SA 3.0), via Wikimedia Commons.
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