Accreditamento sociosanitario: la scadenza del 31 dicembre 2026

Di Redazione / AssistenzaNewsSanitario
Accreditamento sociosanitario: la scadenza del 31 dicembre 2026
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Il 31 dicembre 2026 scade la sospensione di alcune regole sull’accreditamento sociosanitario, cioè sul modo in cui le strutture private vengono scelte e finanziate per lavorare per conto del Servizio sanitario nazionale. Con un comunicato del 20 ottobre 2026, Anffas chiede una proroga accompagnata da una revisione sostanziale delle norme, per evitare che la continuità dei sostegni a persone con disabilità e anziani non autosufficienti dipenda da gare al massimo ribasso. Non significa che dal 1° gennaio 2027 cambi automaticamente tutto: ma il quadro che si applicherà dopo quella data non è ancora definito.

Cosa scade il 31 dicembre 2026

L’accreditamento istituzionale non coincide con una semplice autorizzazione ad aprire una struttura: è uno dei passaggi con cui una struttura sanitaria o sociosanitaria viene riconosciuta idonea a operare per conto del servizio pubblico. Da solo non garantisce però che tutte le prestazioni siano finanziate dal Servizio sanitario nazionale, e per questo contano anche gli accordi contrattuali che regolano i rapporti con il sistema pubblico. Il termine del 31 dicembre 2026 riguarda proprio alcune disposizioni su accreditamento e accordi contrattuali, non tutte le norme sulla concorrenza, e dipende dai lavori del Tavolo nazionale sull’accreditamento e dal confronto in Conferenza Stato-Regioni.

Le norme in gioco: legge 118/2022 e legge 193/2024

La legge 5 agosto 2022, n. 118, cioè la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, ha modificato la disciplina dell’accreditamento e degli accordi contrattuali per le strutture private che erogano prestazioni per il Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza delle procedure e introdurre criteri legati alla qualità, alla sicurezza e all’appropriatezza delle prestazioni. Con la legge 16 dicembre 2024, n. 193, all’articolo 36, è stata poi sospesa l’efficacia di alcune di quelle disposizioni e del decreto ministeriale 19 dicembre 2022 sulla valutazione delle strutture, per consentire una revisione complessiva. Il limite temporale della sospensione è appunto il 31 dicembre 2026.

Perché Anffas teme le gare al massimo ribasso

Nel documento di approfondimento di Salvatore Semeraro, componente del Comitato tecnico di Anffas Nazionale, l’associazione sostiene che i servizi sociosanitari non possono essere trattati come prestazioni da acquistare periodicamente mettendo in concorrenza chi le eroga. Per le persone con disabilità, soprattutto quando servono sostegni complessi e continuativi, la qualità degli interventi dipende anche dalla conoscenza della persona, dalla fiducia e dalle relazioni costruite nel tempo. Una competizione basata soprattutto sul prezzo, secondo Anffas, rischia di ricadere sulle condizioni di lavoro e sulla stabilità delle équipe, oppure di tradursi in maggiori oneri per famiglie e Comuni. Il presidente nazionale Roberto Speziale sintetizza: «i diritti non possono dipendere da gare al massimo ribasso».

Le richieste e i tre scenari possibili

Anffas chiede due cose: una proroga del termine e, soprattutto, una revisione che valorizzi la programmazione dei fabbisogni nei territori, la verifica nel tempo dei requisiti e della qualità, il ruolo degli enti del Terzo settore, la sussidiarietà e l’amministrazione condivisa. L’appello è rivolto al legislatore, al Tavolo nazionale sull’accreditamento, alla Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali e alle Regioni. Gli scenari da seguire sono tre:

  • una proroga della sospensione, per completare la revisione, che però da sola lascerebbe aperte le questioni di fondo;
  • una revisione delle regole prima della scadenza, con un nuovo assetto più preciso su accreditamento e accordi contrattuali;
  • l’applicazione del quadro in vigore alla scadenza, se non intervenissero modifiche o proroghe, con effetti che dipenderebbero dagli atti attuativi e dalle scelte delle Regioni.

Cosa fare adesso

Per le famiglie non sono previsti adempimenti: la questione riguarda enti gestori, Regioni e legislatore. Conviene però informarsi presso la propria ASL, il Comune o l’ente gestore sulle eventuali novità regionali e sui tempi di rinnovo degli accordi, e chiedere supporto a un patronato o a un’associazione per i casi dubbi. Per capire quali servizi esistono sul territorio puoi leggere gli articoli sulle case famiglia, sulla assistenza domiciliare sociale e sulle misure del dopo di noi. Le altre novità sono raccolte nell’archivio delle notizie.

Hai bisogno di una mano con pratiche o domande? Puoi richiedere aiuto gratuitamente e farti contattare da un professionista della tua zona, oppure consultare l’elenco di CAF, patronati e consulenti presenti su InvaliditaWeb.

Le informazioni hanno carattere divulgativo e sono aggiornate al 28/10/2026: per il proprio caso specifico rivolgersi a INPS, patronato o CAF.

Crediti immagini: “Ospedale Santa Maria della Misericordia, interno, corridoio ambulatori quinto piano (Rovigo) 01” di Threecharlie (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons.

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