Disturbo della condotta

Lettera D Glossario Invalidità Web
📖 Definizione

Con Disturbo della condotta si intende un disturbo evolutivo con violazione persistente di regole o diritti altrui, da valutare per gravità e comorbilità. Certificazioni psichiatriche o neuropsichiatriche, test psicodiagnostici, relazioni del CSM, piani terapeutici e documentazione scolastica o lavorativa aiutano a dimostrare la persistenza del limite. Nel fascicolo personale dovrebbero comparire diagnosi NPI/psichiatrica, scuola, servizi sociali, episodi e terapia. Le difficoltà devono essere documentate nel tempo, perché le oscillazioni sintomatiche possono rendere insufficiente una fotografia clinica isolata. Il linguaggio deve restare rispettoso e concreto: non etichettare la persona, ma descrivere bisogni, rischi, autonomie conservate, supporti necessari e conseguenze verificabili nel quotidiano. Nella pratica medico-legale, la condizione indicata da Disturbo della condotta deve essere collegata a limitazioni permanenti o stabilizzate, evitando di presentare come decisive manifestazioni isolate, non documentate o non aggiornate. La presa in carico continuativa documenta meglio la gravità rispetto a certificati sporadici. La presa in carico continuativa documenta meglio la gravità rispetto a certificati sporadici.

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